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Saverio Friscia, uomo del sud

Chi è Saverio Friscia? Per me, come per molti abitanti di Sciacca si tratta di un uomo che ha dato il nome ad una Piazza, che è per buona parte un posteggio. Fino all’estate del 2016 non avevo mai sentito parlare di Saverio Friscia. Poi, per caso, in una discussione tra amici, si è parlato di quest’uomo di Sciacca che nell’800 fece cose fuori dal comune. Un medico, un pensatore, un filosofo, un politico che anticipò i tempi.

Cosa colpisce oggi di Saverio Friscia?

Tre cose, di Saverio Friscia, mi hanno colpito.

  1. La sua Storia di vita, in un contesto sfavorevole
  2. La forza di volontà e l’intelligenza dell’uomo.
  3. Il silenzio, in questi ultimi decenni, intorno la figura di Saverio Friscia.

In pochi ricordano e pochi sanno che, tra gli antenati di Sciacca, ci fu uno dei pensatori più attivi dell’Europa dell’800. Tra i fautori dell’Unità d’Italia e dell’internazionalismo europeo.

Per qualcuno, Saverio Friscia è un esempio per chi, ancora oggi, si sente isolato nella provincia italiana.

Mentre una biografia completa la si trova, sul web, sulla pagina dedicata a Saverio Friscia dalla Treccani da cui traggo le parti che ho ritenuto più importanti. Inoltre ho trovato una raccolta di documenti su Saverio Friscia, socialista libertario.

Saverio Friscia e la sua formazione

Ma iniziamo dalla sua formazione.

Laureato in medicina all’università di Palermo nel 1837, praticò, già allora, la medicina omeopatica. Alla sua formazione contribuirono le frequentazioni del circolo utopistico-radicale, con visibili ascendenze carbonare, che faceva capo al fisiologo Michele Foderà e agli intellettuali della cerchia dello storico Domenico Scinà.

Dopo la laurea tornò a risiedere a Sciacca, ove fu iniziato alla massoneria dall’omonimo cugino, frate domenicano e tenace cospiratore antiborbonico. Tornato anch’egli a Sciacca dopo tredici anni di carcere duro inflittogli per la partecipazione alla congiura carbonara dell’Unione italica dei fratelli barabisti (1823).

Già la sua formazione fu di grande rilievo. Come testimoniano diversi studi proprio sulla storia dell’omeopatica. Che vide Saverio Friscia tra i primi sperimentatori della disciplina. Per approfondimenti si possono leggere i testi
Accademia omeopatica, Palermo 1844. Storia di un’esperienza straordinaria

Medici o ciarlatani? L’omeopatia nel Regno delle due Sicilie. Dal 1822 al 1860

che già dal titolo raccontano la concitazione di quegli anni sul tema.

Saverio Friscia e la Politica

Saverio Friscia fu una persona attivissima politicamente. Nel 1847, a 34 anni, partecipò ai moti messinesi. Poi organizzò rivolte anti borboniche a Sciacca. E l’anno successivo fu eletto deputato al Parlamento generale di Sicilia (1848-49). Fu giornalista per il giornale palermitano L’Armamento. In seguito sarà il fondatore di diversi periodici. E si prodigò per l’arruolamento volontario dei cittadini in difesa della rivoluzione.

La linea politica su cui si era attestato era quella ultrademocratica che si riconosceva in Pietro Calvi.

Pietro Fortunato Calvi, veneto/padovano, patriota dell’epoca.

Saverio Friscia a Parigi

Con la restaurazione borbonica, fu prima costretto a trasferirsi a Trapani e poi a Favignana. Fino a quando, vicino al pensiero repubblicano e unitario, ma guardando con attenzione anche al federalismo di Carlo Cattaneo, nel 1851 si trasferì a Parigi. A 2408 Kilometri di distanza da Sciacca.

A Parigi partecipò alla discussione sulla tattica e la strategia mazziniana.

Le biografie lo descrivono come un uomo di congiunzione e che tentò sempre la mediazione tra le parti. Ma nelle sue decisioni finali si trovò sempre vicino alle posizioni più radicali.

Nel 1852 dissoltosi il Comitato siciliano, Saverio Friscia seguitò a vivere a Parigi. Qui sposò una ricca signora belga. Continuò a frequentare i circoli dell’emigrazione politica italiana – anche se non sembra abbia svolto attività dirigenziale. Cosa di cui lo stesso Giuseppe Mazzini ebbe a dolersi in una lettera del 5 novembre 1855 indirizzata a Francesco Crispi.

Proprio il Giuseppe Mazzini dei libri di Storia. E proprio quel Francesco Crispi, che convinse Garibaldi alla Spedizione dei Mille e fra i primi presidenti del consiglio italiano.

Saverio Friscia a Palermo

Furono la spedizione dei Mille e la liberazione dell’Italia meridionale a indurlo a una nuova svolta. Nell’agosto del 1860 tornò a Palermo.

Sempre vicino agli ambienti massoni e repubblicani, Saverio Friscia fu membro del supremo magistrato di Salute, una specie di ministero di quei tempi. Nel settembre del 1861 fu nominato segretario generale.

Destituito dal suo incarico per aver criticato le misure di rigore adottate dalle autorità militari in Sicilia e ormai figura di notabile la cui influenza regionale era paragonabile a quella di Crispi (con il quale ebbe peraltro, almeno fino al 1862, un serrato sodalizio), Saverio Friscia “si trovò… ad impersonare un’oggettiva posizione di “raccordo”, e più spesso di mediazione, tra le varie componenti della democrazia laica siciliana e il mazzinianesimo, e tra il mazzinianesimo e il garibaldinismo, e anche tra il mazzinianesimo-garibaldinismo… e le forze politiche anticavourriane e “antimoderate”, autonomistiche e sicilianistiche, che reagivano alla “piemontesizzazione” della Sicilia” (Marino, p. 102).

Saverio Friscia tra Mazzini…

Negli anni 1863-65 mantenne serrati rapporti politici ed epistolari con Giuseppe Mazzini – ricevendone più di un richiamo a evitare velleitarismi e confusioni ideologiche. Nel 1863 si trasferì a Napoli per svolgere una funzione di raccordo tra Mazzini stesso e l’Italia meridionale. Qui, oltre a collaborare al democratico Popolo d’Italia, s’impegnò con G. Ricciardi nella costituzione del Comitato centrale elettorale. Questo diede vita all’Associazione elettorale italiana, organismo del Partito d’azione.

… e Bakunin

Intanto gli sviluppi dell’Associazione internazionale dei lavoratori, il differenziarsi delle posizioni nel campo repubblicano circa la questione sociale, la presenza a Napoli di M.A. Bakunin costituivano il terreno dell’evoluzione socialista del Friscia. Fu uno dei primi amici italiani del rivoluzionario russo insieme con G. Fanelli, A. Dramis e C. Gambuzzi, con i quali nel 1867 costituì a Napoli l’associazione Libertà e giustizia (che ebbe un omonimo organo di stampa), di orientamento democratico avanzato (suffragio universale, separazione dei poteri, libertà di stampa, associazione, ecc.) con visibili ascendenze proudhoniane e pisacaniane, ma con un radicamento tuttora forte nella dottrina mazziniana, di cui si desiderava non tanto il superamento quanto lo sviluppo in senso materialistico e rivoluzionario.

Michail Bakunin, per intenderci, fu tra i principali teorici del pensiero anarchico.

Per conoscere l’attività di Saverio Friscia di quegli anni si può leggere il libro di Salvatore Tramontana Gli anni del Vespro. L’immaginario, la cronaca, la storia dove cita Saverio Friscia.

Saverio Friscia a Berna

Saverio Friscia, in quegli anni, divenne tra i più attivi ed efficaci divulgatori del pensiero internazionalista. Seguì Bakunin anche nelle complesse vicende e polemiche politiche dentro al movimento democratico e rivoluzionario europeo. Nel settembre 1868 fu tra i rappresentanti a Berna (1914 km da Sciacca) al secondo congresso della Lega della pace. Durante il congresso Bakunin fu messo in minoranza e i suoi sostenitori abbandonarono i lavori per dar vita all’Alleanza internazionale per la democrazia socialista. Si trattava di fatto della corrente bakuninista dell’Internazionale, nel cui comitato centrale italiano venne inserito proprio Saverio Friscia.

Nel 1871 il giornale internazionalista di A. Riggio L’Eguaglianza, di Agrigento, pubblicò l’articolo, scritto da Saverio Friscia, L’Internazionale e Mazzini, che venne largamente ripreso dalla stampa internazionalista europea. Nello scritto si polemizzava contro Mazzini per l’attacco da questo mosso alla Comune di Parigi e allo stesso tempo si evidenziava la difficoltà di un compiuto distacco dal mazzinianesimo. Nell’agosto 1872 Saverio Friscia fu delegato al congresso di Rimini delle sezioni italiane dell’Internazionale, che sancì l’adesione alle posizioni di Bakunin in polemica con la linea di Marx e di Engels.

Saverio Friscia e il ritorno a Sciacca

Verso la metà del 1870, con il mutare degli scenari politici e ideologici che avevano caratterizzato il suo impegno, Saverio Friscia si ritirò dalla politica internazionalista e accentuò la pratica del riformismo parlamentare.

Nel 1879 fondò un periodico, La Luce, a Sciacca, dove nel 1882, Saverio Friscia, all’età di 69 anni, si ritirò. A Sciacca continuò a svolgere la professione medica. Ormai considerato padre nobile della democrazia e del socialismo siciliano e riferimento morale e politico anche dalle giovani generazioni, Saverio Friscia, morì nel suo paese di origine il 22 febbraio del 1886.

Fonti e Bibliografia

G.C. Marino, S. F. socialista libertario, Palermo 1986; G. Sanfilippo, S. F. e la sua battaglia per il federalismo e le autonomie locali, in Nuove Prospettive meridionali, V (1995), pp. 29-42.

1913 il centenario della nascita di Saverio Friscia

Per il suo centenario, nel 1913, gli fu dedicato una biografia curata da Francesco Guardione. E un giovane Ignazio Scaturro, scrittore e poeta saccense, scriveva queste parole.

Noi giovani di Sciacca non conoscemmo la persona di Saverio Friscia, poichè eravamo fanciulli che non sanno nulla, quando Egli, finita la sua vita mortale, cominciava la sua vita immortale della fama. Ma, educati agli ideali delle patrie memorie e dell’avvenire umano, sempre abbiamo avuto familiare la sua figura, accanto agli eroi più venerati del nostro pensiero; ed ora che, dopo un secolo, ricorre il giorno della sua nascita, noi, come un fiore deponiamo la nostra venerazione sulla sua tomba.

Egli riprodusse in sé le qualità più intime della nostra siciliana specie: l’ingegno, l’ardore e la costanza. Con l’ingegno intese la vita del suo tempo e si formò una visione di vita più alta, la vestì di fiamma con il suo ardore e con la costanza la seguì. Nacque fra quella generazione di valorosi che la nostra terra esprimeva come prodotto naturale della sua fecondità, visse operando tra le ansie e le speranze; vide compiersi il suo desio, che è il più gran fatto della nostra storia moderna – l’unità d’Italia. Ma il suo cuore non ebbe palpiti soltanto per la grandezza della patria; Egli svolgeva la sua vita progressiva con i nuovi annunzi che il tempo porta ad ogni ora della vita dei popoli, e bramò la rigenerazione umana.

Lo scrittore, Luigi Capuana, uno dei teorici del Verismo letterario italiano, aggiunge

la integerrima figura di Patriotta che sacrificò tutto ad un ideale di libertà e di benessere pubblico non raggiunto ancora e, forse non raggiungibile mai, merita la gratitudine e la riverenza dei posteri.

Commemorazioni

Oggi Saverio Friscia ha una bella statua in bronzo presso la villa comunale di Sciacca.

Nel 2013 ho saputo che nessuno ha ricordato o celebrato l’anniversario del bicentenario dalla nascita. Né, che io sappia, a Sciacca, in tanti si ricordano del valore, umano e politico, di questo padre dell’Unità d’Italia.

Aggiornamento 26 marzo 2017

In seguito alla diffusione sui canali social dell’articolo, Calogera Piazza, mi ha segnalato un evento celebrato nella scuola che porta il nome di Saverio Friscia.

Cittadinanzattiva, assieme al circolo di cultura, al comitato “pro-villa comunale” e con il patrocinio del Comune di Sciacca, nel 2013 lo ha onorato e ricordato con diverse iniziative

Mentre Giovanni Battista Tagliavia ricorda che

Saverio Friscia è uno dei più grandi Anarchici insurrezionalisti d’Europa. Ha salvato la spedizione dei 1000 e l’unità d’Italia…… e molto di più

Così concludevo.

Personalmente non posso fare molto, ma l’impegno di questo blog sarà quello di ricordare gli uomini del passato di questa città. Ce ne sono tanti, di rilievo nazionale e internazionale, ma sconosciuti proprio nella loro città di origine. Questo blog darà il proprio contributo alla memoria di questi uomini.

Rinnovo dunque l’impegno e mi rincuora che poi, Saverio Friscia, non sia poi così dimenticato.

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