Programma 2026: un anno, quattro capitoli

Memoria, Mediterraneo, Comunità.

Quando si legge il programma di Gibellina 2026 la tentazione è quella di perdersi in un elenco: date, titoli, sedi, inaugurazioni. Ma questo progetto non è un semplice cartellone. È un anno intero in cui una città – nata da una ferita e ricostruita anche attraverso l’arte – prova a trasformare la memoria in energia civica, e a “portare il futuro” dentro lo spazio pubblico.

Per orientarmi, e per orientare chi legge, ho deciso di raccontare il programma come un percorso in quattro capitoli. È un modo semplice per capire cosa succede, quando succede, e soprattutto perché può riguardarci, anche se non siamo “addetti ai lavori”.

Mostre

Il primo capitolo sono le mostre: la parte più visibile del progetto, quella che accende luoghi e apre finestre su temi che tornano con forza durante tutto l’anno. Si parte con un prologo che introduce la storia recente di Gibellina e del suo patrimonio artistico, poi il racconto si allarga: Mediterraneo, migrazioni, memoria, architetture della ricostruzione, fotografia e pratiche che rileggono il territorio. Le mostre, qui, non sono soltanto esposizioni: sono strumenti per rimettere in circolo domande, per far parlare le opere con la città, e la città con chi la attraversa.

Residenze

Il secondo capitolo sono le residenze. Se le mostre sono ciò che trovi già pronto, le residenze sono ciò che nasce mentre tu sei lì. Sono il cuore processuale di Gibellina 2026: artisti che lavorano sul posto, incontrano persone, ascoltano storie, sperimentano, costruiscono nuove opere e, in alcuni casi, lasciano tracce permanenti. È una parte meno “spettacolare” e più decisiva, perché riguarda il modo in cui l’arte può diventare relazione, cura, trasformazione concreta di uno spazio e di una comunità.

Arti performative

Il terzo capitolo sono le arti performative: teatro, performance, cinema, musica. Qui l’arte smette di stare ferma. Abita il Baglio, attraversa le piazze, si misura con luoghi simbolici come il Grande Cretto. Alcuni momenti hanno la forza di un rito civile – penso, per esempio, alle esperienze sul Cretto o agli intrecci tra teatro e arti visive che da decenni rendono Gibellina un caso unico – ma l’idea più importante è un’altra: lo spazio pubblico diventa scena, e la comunità non è soltanto pubblico, è parte dell’esperienza.

Educazione e partecipazione

Il quarto capitolo è educazione e partecipazione. È quello che più chiaramente prova a trasformare un grande evento culturale in qualcosa che resta. Laboratori, biblioteche, pratiche artigianali, tende come spazi di memoria e confronto, percorsi con scuole e famiglie, progetti che raggiungono anche le periferie e i luoghi meno centrali. Qui la cultura non è un contenuto da consumare: è un gesto condiviso, un esercizio di cittadinanza, un modo per ricucire fratture e costruire legami.

Dentro questi quattro capitoli, io seguirò Gibellina 2026 con tre lenti che tornano sempre: Memoria, Mediterraneo, Comunità. Ogni evento, in modo diverso, ricade dentro una di queste parole. È questo che rende il programma più di una sequenza di appuntamenti: una trama che attraversa un territorio e prova a farne un laboratorio di futuro.

In questa pagina raccoglierò man mano i miei articoli, i reportage fotografici, gli appunti e le mappe dei luoghi. Non per sostituirmi ai canali ufficiali, ma per offrire un racconto continuo e indipendente, fatto di presenza, ascolto e dettaglio. Perché certe storie – soprattutto quelle che nascono nelle periferie – hanno bisogno di essere seguite nel tempo, non soltanto annunciate.

Eventi in evidenza

05 DIC 2025 – 28 FEB 2026 – PROTESTE PRIMA DEL FUTURO
A cura di Giuseppe Maiorana

La mostra ricostruisce, attraverso le immagini dell’archivio di Belìce/Epicentro della Memoria Viva, la stagione delle lotte popolari tra anni Sessanta e Settanta: dalla Marcia della Sicilia Occidentale del 1967 alle proteste nazionali dei terremotati del Belìce del 1968. Fotografie di Bruna Amico, Letizia Battaglia, Toni Nicolini, Studio Labruzzo, Pucci Scafidi e altri catturano volti, slogan, cortei, restituiscono la memoria viva di comunità che hanno occupato le piazze per rivendicare ricostruzione, diritti e dignità.

Orario

05/12/202528/02/2026(Tutto il giorno)(GMT+01:00)

Località

Belìce/EpiCentro della Memoria Viva, Gibellina

15 GEN 2026 – COLLOQUI: CARLA ACCARDI, LETIZIA BATTAGLIA, RENATA BOERO, ISABELLA DUCROT, NANDA VIGO
In collaborazione con Archivio Letizia Battaglia, Archivio Eredi Nanda Vigo, Archivio Accardi Sanfilippo di Roma, Comune di Gibellina A cura di Cristina Costanzo ed Enzo Fiammetta La mostra riunisce cinque figure centrali nella storia di Gibellina – Carla Accardi, Letizia Battaglia, Renata Boero, Isabella Ducrot e Nanda Vigo – mettendo in scena un dialogo inedito tra opere, linguaggi e memorie. Le artiste sono state protagoniste, in momenti e forme diverse, del progetto di ricostruzione culturale della città: dalle arti visive alla fotografia, dall’arte urbana alle arti decorative e all’architettura. L’esposizione, accanto alla valorizzazione storica del loro contributo, mira a instaurare un confronto con le nuove generazioni di artisti, invitati a ripensare il patrimonio di Gibellina e delle sue collezioni come risorsa viva per la ricerca contemporanea.

Orario

15/01/202600:0023:59(GMT+00:00)

Località

Fondazione Orestiadi – Museo delle Trame Mediterranee, Gibellina

Baglio Di Stefano, Contrada Salinella, 91024 Gibellina TP

15 GEN 2026 – DAL MARE, DIALOGHI CON LA CITTÀ FRONTALE: MASBEDO, ADRIAN PACI
A cura di Andrea Cusumano Il Teatro di Pietro Consagra, grande scultura architettonica in cemento nel cuore monumentale di Gibellina, diventa prima dell’avvio del suo completamento (su progetto di Mario Cucinella, previsto per l’autunno 2026) lo spazio di un dialogo ideale tra i Masbedo e Adrian Paci. All’interno della struttura dagli echi piranesiani, al primo piano sarà installata su tre grandi schermi l’opera The Bell Tolls Upon the Waves di Adrian Paci, mentre al livello superiore un imponente schermo accoglierà Resto del duo Masbedo. Entrambe le opere, dedicate al Mediterraneo come orizzonte umano, politico ed esistenziale, mettono in relazione il mare, il movimento e la migrazione: immagini e suoni si fonderanno nello spazio, innescando un confronto tra linguaggi artistici e tra la visione etica ed estetica dei due artisti e quella di Consagra.

Orario

15/01/2026

Località

Teatro di Pietro Consagra, Gibellina

Via Alberto Burri/Viale Belice