Il progetto Gibellina 2026– Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026 si sviluppa attraverso una rete di luoghi simbolici che attraversano la città nuova, la Gibellina distrutta e l’intero territorio del Belìce. Non semplici contenitori di eventi, ma spazi vivi, in cui memoria, arte contemporanea e partecipazione si intrecciano.

Il Belìce / Epicentro della Memoria Viva, ospitato al CRESM, è un museo-laboratorio in costante evoluzione. Racconta la storia sociale del territorio – dal terremoto alle lotte civili – attraverso archivi, immagini e testimonianze, e durante il 2026 accoglierà mostre, residenze e progetti di comunità.

Ex Chiesa di Santa Caterin

Nella Ex Chiesa di Santa Caterina, tra i ruderi della Vecchia Gibellina, la memoria del sisma e la nascita del Grande Cretto di Alberto Burri diventano racconto condiviso. Qui troveranno spazio mostre e progetti dedicati al rapporto tra l’opera e la comunità che l’ha vissuta.

Il cuore culturale della Capitale è il complesso del Baglio di Stefano, sede della Fondazione Orestiadi e del Museo delle Trame Mediterranee. Tra collezioni d’arte contemporanea, opere ambientali e il Festival delle Orestiadi, questo polo sarà uno dei principali centri espositivi e performativi del 2026, con mostre dedicate alla memoria, alle migrazioni e alle culture del Mediterraneo.

La Ex Chiesa di Gesù e Maria, progettata da Nanda Vigo, diventa uno spazio di relazione e partecipazione: residenze artistiche, laboratori e incontri la renderanno uno dei luoghi più conviviali del programma.

I Giardini Segreti di Francesco Venezia offrono invece una dimensione raccolta e contemplativa. Spazi silenziosi, pensati per l’ascolto, il corpo e la lentezza, ospiteranno interventi artistici, letture e pratiche performative.

Grande Cretto

Il Grande Cretto resta il simbolo assoluto della memoria civile: una ferita trasformata in paesaggio. Nel 2026 tornerà a essere teatro di performance e installazioni, accogliendo anche il ritorno dell’Orestea di Emilio Isgrò, in dialogo con il territorio e la storia.

Il MAC – Museo d’Arte Contemporanea “Ludovico Corrao” custodisce la memoria artistica della città, con una collezione che attraversa il secondo Novecento fino a oggi. Durante l’anno ospiterà grandi mostre fotografiche e progetti dedicati al Mediterraneo.

Il Meeting e il Teatro di Pietro Consagra incarnano l’idea di un’architettura civile fondata sull’incontro. Spazi incompiuti e potenti, saranno riattivati con installazioni, incontri pubblici e azioni performative.

Il Palazzo di Lorenzo e il Sistema delle Piazze, progettati rispettivamente da Francesco Venezia e da Franco Purini con Laura Thermes, completano questa geografia culturale: architetture pensate come luoghi di attraversamento, rito collettivo e narrazione urbana.

Nel loro insieme, queste sedi trasformano Gibellina in un laboratorio culturale a cielo aperto, dove lo spazio non è sfondo, ma parte attiva di un processo che intreccia arte contemporanea, paesaggio e comunità.

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