Mentre ero alla ricerca di vecchi documenti ho ritrovato una serie di articoli che avevo scritto per un giornale locale cartaceo che si chiamava “l’8 e 1/2” diretto da Alberto Montalbano e di cui curavo una rubrica: Le buone maniere di Toni Fontana.

Mi fa piacere condividere, oggi online, questo vecchio articolo che ho rimaneggiato. Parla di un sentire che oggi si è (forse) modificato. Magari se qualcuno passerà da Sciacca il 15 Agosto, o il 2 febbraio (giorno della vera festa), saprà di questa tradizione. E magari attraverso gli occhi di chi non ha visto mai una manifestazione del genere, anche gli autoctoni ritorneranno ad appassionarsi.

Qualcosa in città sta cambiando?

È possibile che il profondo sentire della comunità si stia via via diluendo al disinteresse dei turisti? Oggi, più di ieri, si preferisce un pomeriggio di mare ad una processione di cui non si comprende l’importanza comunitaria? È vero che le persone escono la sera, come sarebbero uscite tante altre volte? Ed ancora, è possibile che la processione della madonna del soccorso, con il tempo, sia  una tradizione sempre meno sentita?

Ferragosto a Sciacca

Non è affatto facile raccontare il ferragosto a Sciacca. Sacro e profano si mischiano in un tutt’uno. Chi assiste a quanto avviene, per la prima volta, spesso è confuso, ammirato, ma anche sorpreso.

C’è innanzitutto la processione, la Madonna del soccorso e i suoi devoti.
C’è l’Amore passionale dei marinai che soffrono, si arrabbiano, lottano per mantenere le posizioni sotto la “Vara”, che nella foga bestemmiano pure, ma con garbo, a modo loro. Ma è l’amore e l’affetto del credente, del fervido devoto disposto a tutto pur di onorare la madre di tutte le madri.

C’è il Viale della Vittoria pieno di bancarelle e di gente che preferisce pentole e vecchi giocatoli ad una processione di paese che almeno una volta nella vita andrebbe vista, seguita e capita. Le pentole mantengono sempre il loro fascino.

Emozioni

C’è chi piange disperato ed emozionato davanti alla Madonna del Soccorso. E nonostante la segua ogni anno non riesce a trattenere le lacrime neanche questa volta. C’è chi ansima ad ogni movimento strano e barcollante della Vara e chi persino non sa e non capisce che si stia svolgendo una processione in paese.

C’è chi è travolto dalla folla e vede allontanare la Madonna su un manto di gente e cerca di inseguirla e non riesce a vedere niente lo stesso.
E ci sono poi molte persone che vengono da tutte le parti d’Italia e da poche altre parti del mondo, che seguono la processione a modo loro, con i propri occhi, con le proprie idee e con il proprio cuore.

Tra storia e leggenda

Fino a non molto tempo fa ai turisti, che si trovavano a Sciacca per la prima volta durante il ferragosto, si raccontava un’affascinante storia della Madonna del Soccorso. Ognuno raccontava a modo suo questa storia, per quel che sapeva e che aveva sentito dire, enfatizzando la propria religiosità e le qualità miracolose della Madonna.

Tutti si rifacevano ad una storia che univa antichi racconti alla storia vera.

Si raccontava che nel 1626, mentre in città esplodeva la peste, i marinai trovarono in mare un quadro della madonna. I marinai trasportarono l’effige a terra e la condussero per le vie di Sciacca dove avvenne la miracolosa fumata che spazzò via la peste dalla città.

Oggi questo racconto lascia spazio alla Storia di Sciacca con la “S” maiuscola. Si parla delle Confraternite, del Consiglio congregato, delle Autorità che commissionarono la statua, e di tante altre cose che seppure molto interessanti, fanno perdere il fascino di una devozione spontanea e sincera disposta a credere a tutto.

La storia del quadro ritrovato forse non ha e non aveva fondamenta documentarie. Sarà stata pure una bugia, ma a molti (e ammetto, anche a me) piace ancora raccontarla così.